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Stefano Jacini – Un illustre personaggio dell’800
Una mostra di scritti e di fotografie di Stefano Jacini, illustre personaggio dell’800. L’associazione culturale “La Rotonda di Tregasio” ha organizzato un’interessante conferenza che si è svolta presso l’Oratorio “La Rotonda” di Tregasio, frazione di Triuggio.
La documentazione esposta in mostra, in gran parte proveniente dal fondo Jacini consultato da Luciano Ponzoni presso l’archivio di stato di Cremona, è stata suddivisa in capitoli: Stefano Jacini giovanissimo; gli affetti e l’attività imprenditoriale; l’attività politica; le onorificenze; palazzo Jacini e la filanda. Del primo capitolo è interessante il profilo della personalità di Stefano a tredici anni e mezzo, tracciato dal direttore della scuola di agraria svizzera da lui frequentata. La sua lettura permette di immaginare Jacini adulto, talentuoso, spigoloso, ma sempre proiettato nel futuro.
Del secondo capitolo è significativa la fitta corrispondenza epistolare con il padre, ma anche con altri parenti. I contenuti delle lettere spaziano dalla vita quotidiana agli studi, dai numerosi viaggi di Stefano alle spese sostenute, dagli affari legati all’attività imprenditoriale alle vicende politiche.
L’intensa attività politica è iniziata in giovane età e si è prolungata fino alla sua morte. Senatore e Ministro dei Lavori Pubblici con Cavour, La Marmora, Ricasoli, ha sempre dimostrato un alto senso dello Stato ed è stato un artefice del secondo Ottocento italiano con studi, ricerche e proposte importanti: la grande inchiesta agraria sulle condizioni dell’imprenditoria e dei lavoratori nel settore agricolo, che porta il suo nome; il traforo del Gottardo di cui fu un tenace sostenitore. Proprio per quest’ultimo suo impegno, il re Umberto I nel 1880 gli ha conferito il titolo di Conte con diritto allo stemma gentilizio e alla trasmissibilità al primogenito maschio. La mostra si conclude con l’esposizione di immagini del Nostro, della sua casa di Casalbuttano (Cremona), della sua filanda ieri e oggi. Per quanto riguarda i rapporti di Stefano Jacini con il nostro territorio, è da sapere che ha avuto contatti frequenti con Guido Susani, noto a Triuggio per la sua attività imprenditoriale nel campo dei bachi da seta; che era convolato a nozze con Teresa dei conti Prinetti la cui villa di delizie era situata a Montesiro; che suo figlio Gino è stato il primo Jacini ad abitare a Tregasio avendo sposato Carolina Cavi, proprietaria della villa attualmente in uso alla Zuccona.
Scopo dell’incontro In Rotonda è stato anche quello di presentare la figura di un illustre personaggio come il conte Stefano Jacini, ministro, politico ed economista del Regno d’Italia. Compito affidato alla professoressa Maria Luisa Betri, ex docente di storia dell’Università Statale di Milano, e al conte Stefano Jacini, tra gli eredi dell’illustre famiglia.
Stefano Jacini nacque il 26 giugno 1826 a Casalbuttano, in provincia di Cremona, da una benestante famiglia della Bassa lombarda: suo padre, Giovanni Battista Jacini, era un agiato proprietario terriero che possedeva anche una fabbrica tessile per la filatura di lino e di seta. Anche la madre, Maria Grazia Romani, proveniva da una famiglia borghese.
“La mente più lucida della politica italiana dopo Cavour – ha spiegato la professoressa durante l’incontro di domenica – Uomo asciutto, insofferente ai compromessi, non si guadagnava facilmente consensi. Aveva la grande capacità di prevedere le distorsioni dell’assetto politico italiano: lui stesso si definiva una Cassandra”.
Stefano era il terzo di tre figli: per permettere ai figli di continuare a guidare l’impresa di famiglia, Giovanni Battista Jacini decise di iscriverli al collegio dell’agronomo svizzero Philipp Emanuel von Fellenbeg, sito a Hofwyl, presso Berna, in Svizzera, dove studiarono lingue e tecnica agraria. Un periodo che lasciò un’impronta indelebile in Stefano Jacini.
Frequentò poi il collegio San Paolo di Milano, il ginnasio di Brera e infine il liceo di Porta Nuova, dedicandosi agli studi umanistici, affiancati da nozioni di contabilità e all’uso delle lingue straniere. Nel 1846 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pavia, dove si laureò il 10 marzo 1850. Divenuto avvocato, Jacini ultimò i suoi studi a Vienna. Ben presto cominciò a interessarsi di politica, frequentando i circoli culturali milanesi e stringendo rapporti con personaggi del calibro di Carlo Cattaneo, che divenne “un amico e un maestro”.
Per via della sua esperienza economica e finanziaria, nel 1860 fu nominato da Cavour stesso Ministro dei Lavori Pubblici del Regno di Sardegna. Durante il suo periodo ministeriale, Jacini, da uomo concreto, mise a frutto le sue competenze tecniche e organizzative: diede impulso alle infrastrutture fornendo preziose consulenze sull’organizzazione della rete ferroviaria nazionale, fece riordinare il sistema postale e telegrafico italiano, uniformò la legislazione sulle opere pubbliche e regolamentò la costruzione delle strade. Si pronunciò a favore del transito del San Gottardo.
Negli anni che seguirono, molte furono le sue pubblicazioni di carattere economico e politico e proposte di riforma per il miglioramento delle istituzioni statali tramite il decentramento amministrativo e l’allargamento del suffragio elettorale. Nel 1880 il sovrano Umberto I, a riconoscimento dei suoi meriti, gli conferì il titolo di Conte. Uomo politico sui generis, Jacini era spesso in disaccordo anche con gli appartenenti al suo stesso partito. Nonostante fosse molto assorbito dalla vita politica, non allentò mai gli affari con il commercio della seta.
Volto della modernizzazione del Paese, il suo agire fu orientato a un progetto coerente e unitario. Stefano Jacini morì nel 1891 a 64 anni e fu sepolto nella tomba di famiglia nel Cimitero monumentale di Cremona.
Alla conferenza in Rotonda era presente anche il nipote e omonimo, conte Stefano Jacini, che ha raccontato alcuni aneddoti tra cui la fondazione del quotidiano “La perseveranza”. “Un evento grandioso, una storia antica ma al tempo stesso modernissima” ha concluso la presidente dell’associazione culturale La Rotonda di Tregasio”, Luciana Crippa.